Syllabub

In Inghilterra sono sempre stata alla larga da questo dessert, chissà perché… Non mi attiravano la consistenza, il colore, l’aspetto in generale. Adesso che a Milano fa molto caldo e che penso con nostalgia a quelle belle estati inglesi, dove al massimo per due giorni, e ad agosto, si superavano i 26° C, beh, mi è venuta voglia di syllabub (complice anche un cartone di panna aperto in frigorifero che era meglio consumare al più presto…).
Per la ricetta mi sono ispirata a una di Nigella, ma alla fine di suo ci sono solo le proporzioni… Come liquore ho usato il Noyau de Poissy, un distillato della mandorla delle albicocche (ovvero quella dentro al nocciolo), tipico dell’Ile de France, regalatoci dagli zii del Francese. Ovviamente potete sostituirlo con qualsiasi liquore avete in casa! Nigella consiglia del Bourbon.
Queste dosi, che Nigella da per 2 persone, sono secondo me fin troppo abbondanti anche per 4!

250 ml di panna fresca
40 g di zucchero a velo
3 cucchiai di Noyau de Poissy

2 pesche noci

Lavare e asciugare le pesche. Tagliarle a spicchietti e poi a quadretti e sistemarle sul fondo di 4 bicchieri.
Sciogliere lo zucchero nel liquore, aggiungere la panna e iniziare a montare, fino a ottenere un composto simile alla panna montata.
Versare sopra le pesche, refrigerare per 1 ora e servire.

P.S. Grazie a Jul per il bicchiere!

Un torta per Antonio e Ann

Antonio Tombolini, detto il vulcanico Tombolini, in questi giorni era a Milano e così ho pensato, beh, perché non incontrarci per un caffè o un aperitivo. E lui mi ha subito invitata a cena con la sua socia nella Simplicissum Book Farm, Ann Bises.
Io sono fatta tutta strana e non riesco ad andare a cena a casa di qualcuno a mani vuote. La mia prima domanda quando vengo invitata a cena è sempre “vuoi che porti qualcosa?”, poi iniziano sempre le solite rimostranze, “No, non ti preoccupare”, io: “No, ma non è un problema, se vuoi porto il dolce” al che non ho ancora trovato una singola persona che mi dica di no (e Antonio non è stato da meno, ovviamente!). e se non riesco a obbligare tutti ad accettare un mio dolce, beh, tiro in ballo il Francese e gli faccio scegliere una bottiglia di vino (possibilmente francese, visto che ne abbiamo ancora decine e decine dalla scorsa estate e fanno sempre fico…).
E così ho scelto di portare una delle torte che non hanno mai trovato un singolo deterrente o oppositore!
Tratta da Cioccolato, di Trish Deseine, Guido Tommasi Editore, 2003, del quale ognuno di voi sono sicura possiede una copia!

200 g di cioccolato fondente
200 g di burro

250 g di zucchero

5 uova

1 cucchiaio di farina

Accendere il forno a 190° C.
Sciogliere il cioccolato con il burro nel microonde. Aggiungere lo zucchero e lasciare raffreddare leggermente. Aggiungere le uova una a una, mescolando dopo ogni aggiunta. Aggiungere la farina e mescolare bene.
Imburrare e infarinare una tortiera di 20 centimetri di diametro.
Infornare per 25 minuti: il dolce dovrà essere ancora morbido al centro.
Lasciare raffreddare e mettere la torta in frigorifero.
Decorare con cacao in polvere o frutti rossi.

Viene meglio se preparato il giorno prima o la mattina per la sera.

Grazie per la piacevole serata!

Panna cotta allo yogurt, miele e lamponi

Ovvero come cucinare partendo da Martha Stewart, passando per Clotilde e finendo con “The Piperita’s Touch“!

Sono partita dalla ricetta di Martha, per la quale, per una volta, pensavo di avere tutti gli ingredienti. Ma invece no, mi mancava la base: no, non la panna, non lo yogurt e nemmeno il miele, ma LA GELATINA! Tutto ciò che la mia dispensa mi offriva era della polverina di agar agar comprata con Petula durante il nostro primo incontro e “dimenticata” in fondo alla credenza… E visto che nemmeno il blog di Petula riusciva a farmi capire quanta di questa “magica” polverina avrei dovuto mettere per la quantità di liquido che possedevo, ho aperto Google e ho digitato “agar agar panna cotta”. Il primo sito che mi è uscito è stato il food blog più bello, più famoso, più favoloso al mondo: Chocolate and zucchini. E Clotilde aveva fatto la panna cotta con l’agar agar!
Poi avevo in frigorifero dei lamponi molto belli presi all’Esselunga (e che per una volta stavano resistendo per più di due giorni in frigorifero, visto che di solito marciscono dopo 1 ora…). E così ho aggiunto pure quelli…

200 ml di panna
25 g di zucchero
2 g di agar agar
60 ml di miele
150 ml di yogurt bianco, intero

150 g di lamponi

Mescolare la panna, lo zucchero e l’agar agar, mettere su fuoco bassissimo e lasciare scaldare senza portare a bollore. Aggiungere il miele e farlo sciogliere. Togliere dal fuoco e aggiungere lo yogurt.
Sciacquare sotto l’acqua fredda 4 stampini di ceramica, senza asciugarli, e distribuire la panna cotta. Aggiungere 6-7 lamponi per stampino e tenere gli altri per la decorazione.

Lasciare solidificare in frigorifero per 4 ore.

Cheesecake marmorizzata ai mirtilli

Mi spiegate perché quando fuori ci sono 15° C trovo solo ricette di cheesecake senza cottura, mentre quando supera i 30° C (e io non sono attrezzata come Cannella!), trovo solo ricette di cheesecake che vanno cotte per almeno 1 ora in forno???

Comunque, l’altro giorno ho comprato il mio primo libro di Donna Hay, Gourmandises, in edizione francese (quella avevano), Marabout. La commessa della Hoepli me lo tira fuori dallo scaffale dicendomi: “È l’unico che abbiamo di Donna Hay, ma secondo me è un libro favoloso”! E chi poteva darle torto??? Edizione enorme, più grande di quelli della Guido Tommasi, foto stupende, ricette interessantissime, un mix tra classici e qualcosina di originale.

Un appunto, però: nell’elenco degli ingredienti non appaiono le uova, delle quali invece si parla nella spiegazione della ricetta. Essendo io donna nordica che con più di 25° C riesce a usare solo il 10% del cervello, avevo letto sommariamente la ricetta mentre la eseguivo. E ovviamente mi sono accorta della presenza delle uova quando ormai la torta era in forno. Arrabbiatissima (e che cavolo: faccio un dolce e non lo posso postare???), ho sperato nella buona sorte, e a quanto pare mi è andata bene!!! E senza uova è anche più leggera! Dedicata a Jul, donna alla quale le uova stanno tanto antipatiche! ;-)

Per il fondo:
85 g di digestive
Una decina di nocciole
45 g di burro fuso

125 g di mirtilli
30 g di zucchero

Per il ripieno:
300 g di ricotta
9 cl di panna
100 g di zucchero
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preparare il fondo della cheesecake: frullare i biscotti, le nocciole e il burro fuso. Ricoprire il fondo di una tortiera a cerniera con della carta da forno e ungere con del burro i lati. Trasferire il composto di biscotti sul fondo della tortiera, pigiarlo bene con un cucchiaio e mettere in frigorifero.
Accendere il forno a 140° C.
Frullare i mirtilli, passarli in un colino fino a ottenere 11-12 cl. Trasferirli in un pentolino con lo zucchero e cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Ritirarli dal fuoco e lasciarli raffreddare.
Frullare la ricotta, la panna, lo zucchero e la vaniglia fino a ottenere un composto liscio. Trasferirlo sulla base di biscotti. Trasferirvi sopra il composto di mirtilli e con la punta di un coltello creare l’effetto marmorizzato.
Infornare per 1 ora e 15 minuti.
Lasciare raffreddare e mettere in frigorifero per tutta la notte prima di servirla.

Gelato rosa con gocce di cioccolato


L’estate è arrivata e io ho sempre più voglia di gelato, perciò, chi mi ferma più???
Il disco della gelatiera è costantemente in freezer e la panna in frigorifero.
Questa volta avevo qualche lampone avanzato (e da lì il colore rosa) e le gocce di cioccolato che non avrebbero superato l’estate se non in un unico blocco.

600 ml di panna
5-6 lamponi
50 g di gocce di cioccolato
5 cucchiai di zucchero di canna

Mettere tutti gli ingredienti nella gelatiera e azionare. I lamponi spariranno, ma lasceranno una gradevole sfumatura rosa.

P.S. Non so se l’avete capito, ma mi sono comprata questi bicchieri che mi piacciono molto! E li uso praticamente per tutto!!!

Insalatina con germogli di soia e gamberetti

Da anni sono abbonata a una rivista francese di cucina, Cuisine et Vin de France. È molto stilosa (e infatti fa parte del gruppo Marie Claire), ma le ricette non mi hanno mai attirata poi più di tanto, un po’ per la reperibilità degli ingredienti (le rillettes a Milano non si trovano nemmeno da Peck, per non parlare dei Petit-Suisse o del Fontainebleau: formaggi freschi più rari dei tartufi bianchi a luglio!), e mi piace di più sfogliarla che rifarne le ricette.
Però, per una volta, oggi disponevo della maggior parte degli ingredienti per la realizzazione di una delle ricette della rubrica 4 fiches vitalité, la Salade marine au soja.

300 g di gamberetti cotti
200 g di germogli di soia
1 cetriolo piccolo a bastoncini

Per la salsina:
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaio di aceto di riso
1 cucchiaio di salsa di pesce
1 cucchiai di salsa di soia
Qualche goccia di Tabasco

Bollire abbontate acqua e scottare i germogli di soia per 1 minuto, scolarli e raffreddarli sotto l’acqua.
Emulsionare la salsina e condire gli ingredienti sopra riportati.

P.S. I bicchieri sono molto alla moda in Francia, sicuramente di più che in Italia… Però, ve lo assicuro, fanno scena e basta, anche perchè non è sempliccissimo mangiarci un’insalatina con la forchettina, anche se il bicchiere è bello grande… Poi, se quello che vi interessa è solo la bella figura che farete, beh, mi sa che vi conviene cambiare blog… ;-) )

E mentre rifletto…

La blogosfera è un mondo a parte, con le sue regole, le sue magagne, le sue leggi, la sua etichetta, le sue cricche. Io ci sono dentro da poco e poco capisco (anche per una mia innata ingenuità!). Una cosa l’ho capita, però: i foodblogger (un mondo a sé nella blogosfera) sono buoni(sti). Troppo! E non lo dico perché secondo me dobbiamo tutti metterci a insultarci l’un l’altro (è già stato fatto e in maniera anche poco elegante), ma semplicemente perché mi sono un po’ stufata di fare sempre la carina e la gentile con tutti, perciò ecco le 10 cose che NON sopporto del mondo food, food blog e blog.

1- Food: Anna Moroni, Antonella Clerici e La prova del cuoco in genere: non si può condurre un programma del genere da tutti questi anni e non essere ancora in grado di impastare una frolla! E non si può proporre ricette che nemmeno Lisa Biondi negli anni ’70 aveva il coraggio di scrivere!

2- Food: la grafica triste, grigia e anni ’70 di alcune riviste di cucina.

3- Food: i cuochi star della televisione che fanno finta di essere persone gentili e carine, quando lo sappiamo tutti che non lo sono! E basta entrare in una cucina professionale per accorgersene! I cuochi son gente strana…

4- Food: gli pseudo gourmet (quasi tutti uomini) che pensano di poter sputare sentenze su tutto e tutti solo perché una volta in vita loro hanno assaggiato un formaggio di fossa e pensano di aver capito tutto della vita (ogni riferimento ai critici gastronomici di giornali, web e televisione è puramente casuale).

5- Food: chi si improvvisa imprenditore nel settore food (sono io la prima, ma è 4 anni che faccio gavetta!!!). Saper cucinare NON vuol dire essere in grado di aprire e gestire un ristorante o un catering. Avere un ristorante o un catering sono LAVORI, non hobby!

6- Food blog: i commenti “Favoloso!”, “Brava!”, “Stupendo”, “Buonissimo”. Li ho fatti anch’io in passato questi commenti, ma per ingenuità, perchè pensavo di farmi ben volere… Ma non è così…

7- Food blog (in questo caso il mio): l’anonimo che mi lascia commenti del tipo “Non è che puoi postare anche la ricetta del guacamole e delle tortillas per i meno esperti?”. Hey, non sono mica una rivista e questo non è un lavoro: se non ho postato la ricetta del guacamole non era per essere cattiva o perché penso che tutti lo sappiano fare, ma perché non avrò avuto tempo o voglia. E poi, odio i commenti anonimi, solo che se tolgo la possibilità, le mie amiche stordite non riescono a lasciare i loro di commenti, dove, comunque, METTONO IL NOME…

8- Food blog: l’obbligo che, secondo alcuni, ogni blogger deve palesare la sua identità. Perché devo sciorinare al mondo la mia anagrafe completa? Non ho paura a mostrare la mia faccia, semplicemente non la voglio mostrare e non voglio che si sappia il mio nome e cognome, e non ho la benché minima intenzione di dovermi giustificare davanti a degli SCONOSCIUTI per questo! Questa mi stava sul groppone da un po’…

9- Blog: le grafiche tristi e cupe. Per fare bello il proprio blog ci vuole così poco che è imbarazzante vedere certe scelte stilistiche.

10- Blog: chi critica i blog “poco seri”. Io bloggo perché mi diverto, non per far vedere a tutti che so cucinare o per altri fini. E divertendomi mi escono spesso dei post stupidi, senza né capo né coda (vedi quelli in adorazione di Martha Stewart o Nigella Lawson). Non mi piace che ci sia qualcuno là fuori che punti il dito dicendo (scrivendo) che bisogna scrivere cose serie o forzatamente intelligenti o senza un singolo refuso. I refusi scappano, il mondo è fin troppo serio e se ha un blog Flavia Vento non capisco perché io devo scrivere post “forzatamente” intelligenti!

Giusto per la cronaca, non ho scritto tutto questo perché penso che il mio blog sia il più bello e il migliore del mondo, anzi… L’ho scritto perché questo è il mio blog e ci scrivo quello che voglio!
Forse cambierò il mio nick in Vipera gentile (e magari così evito che di essere confusa con altre persone che hanno deciso di avere come nick un nome simile al mio), sia come ovvio omaggio a Maria Bellonci, sia per meglio identificarmi!
Ah, che liberazione!!!
E se volete far partire un meme, fate pure, ma Cannella ce lo ha vietato!!! ;-) )

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