Crazy stuff

Leggendo questo articolo da Barbara di Tigers & Strawberries, sono rimasta un po’ sconvolta (agghiacciata?) per il nuovo trend che impazza per gli States: vai sul loro sito, scegli la ricetta, ordini on-line, vai nel loro “negozio”, munito di sacchetti per i surgelati o frigoriferi portatili (tipo quelli del pic-nic), ti danno tutti gli ingredienti tagliuzzati e dosati per le ricette che hai scelto, te li porti a casa, li metti nel freezer e poi li tiri fuori quando vuoi e li sbatti in forno (la maggior parte)…
Non capisco dove sia il surplus… Nel senso, il tempo che si usa per ordinare on-line, andare lì, assemblare il tutto, riportarlo casa, è esattamente lo stesso che si userebbe per andare a fare la spesa al supermercato. L’unico tempo che minimamente “salvi” è quello della preparazione di tutti gli ingredienti, però un conto è cucinare con un ingrediente fresco, un conto è usare tutto surgelato… Anche le patate hanno un sapore strano surgelate… E poi, non so per gli States, ma io con 20 € in Italia cucino un pasto completo per 6 persone, loro con 20 $ mi danno un piatto per 4/6, però, immagino, che per gli USA, tutto ciò sia considerato economico… Però, allo stesso tempo, sei obbligato a fare un ordine minimo di 12 piatti… Non so…
Voi che ne pensate?

Rogan Josh

Sbirciando il tripudio di cucina indiana descritto tempo fa da Kjaretta, mi è venuta una voglia irresistibile del mio piatto indiano preferito (se non preferito in assoluto, su tutte le cucine del mondo… Devo pensarci!), il Rogan Josh, tipico della cucina Mogul. È la prima volta che seguo completamente alla lettera la ricetta che seguo di solito, tratta da La cucina del mondo – India, Marcela e Bikash Kumor, Vallardi Industrie Grafiche S. p. A., 1995. Solo mentre lo stavo cucinando mi sono resa conto dell’enorme quantità di ghee che utilizza, che io ho ovviamente ridotto drasticamente!

Per due persone
350 g di agnello disossato (spalla o coscia) tagliato a cubetti di 2 cm per lato
2 cm di zenzero fresco
2 spicchi d’aglio
3 cipolle
2 cucchiai di ghee (lo si trova già pronto nei negozi di specialità orientali)
4 capsule di cardamomo
3 chiodi di garofano
1 grossa foglia di alloro
4 grani di pepe nero
1 pezzetto di cannella (5 cm)
2 cucchiaini di paprika dolce
La punta di un cucchiaino di peperoncino indiano in polvere
1 cucchiaino di semi di coriandolo in polvere
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di fieno greco
Sale
3 cucchiai di yogurt
La punta di un cucchiaino di garam masala

Tritare finemente aglio e zenzero e, separatamente, le cipolle.
Scaldare 1 cucchiaio di ghee nel wok e saltare l’agnello finché non sarà colorito. Trasferirlo in un piatto e tenerlo in caldo.
Scaldare il restante ghee e soffriggere il cardamomo, i chiodi di garofano, l’alloro, il pepe e la cannella. Aggiungere le cipolle tritare e colorire velocemente. Aggiungere l’aglio e lo zenzero. Completare con le spezie restanti, escluso il garam masala. Rimettere la carne nel wok, mescolare bene, aggiungere lo yogurt e scaldare. Aggiungere 3 dl di acqua, mescolare e coprire. Ridurre il fuoco al minimo e cuocere per 50 minuti, mescolando saltuariamente. Spolverizzare con il garam masala prima di servire.
Può essere servito con del riso bianco o dei naan (che si trovano già fatti, anche se quelli nella foto ho provato a farli io e mi sono venuti abbastanza bene, anche senza il forno tandoori in casa!!!!).

Das deutsche Brot

Il mio amico tedesco Max, fidanzato con la mia cara amica Kiarurina (che se non la cito so già che si offende!), fa un pane (e non solo) FAVOLOSO!!!
Essendo un tesoro, mi ha mandato la ricetta, con l’avvertenza di farne ciò che volevo, ma soprattutto di condividerla!

500 g di farina
200 g di semi vari (io ho usato semi di lino, semi di sesamo bianchi e neri e semi di girasole) + 6 cucchiai per la teglia e la copertura
2 cucchiai di aceto di mele (non avevo quello di mele, ho usato quello di moscato)
2 cucchiaini di sale
1 cubetto di lievito di birra (sciolto in un po’ di acqua tiepida)
1/2 l di acqua tiepida

Mescolare tutti gli ingredienti, tranne i sei cucchiai di semi vari. Vi risulterà un impasto molto morbido e bagnato: non preoccupatevi, è giusto così.
Ungere con un po’ di olio una teglia da plumcake grande, cospergerla con 4 cucchiai di semi e adagiarvi la pasta preparata.
Mettere la teglia nel forno FREDDO, a metà altezza e accendere il forno, con calore sotto e sopra, SENZA ventola, a 200° C.

E sì, avete letto bene, non dovete aspettare che il lievito rinasca nell’acqua, non dovete fare lievitare la pasta, nulla, solo impastare e infornare!!!

Dopo 15 minuti incidere il pane per il lungo.
Dopo 1 ora togliere il pane dal forno, sformarlo, avvolgerlo in uno strofinaccio pulito e lasciarlo raffreddare.

Grazie Max!!! Spero che il titolo sia giusto! Se non lo è, è tutta colpa del Francese!
Lo so che questa la capiamo in quattro, ma dopo la pianta dell’amicizia adesso abbiamo anche il PANE DELL’AMICIZIA!!!
E non ha nulla a che vedere con quella cosa strana che girava nella mia scuola media a metà degli anni ’80 che era una specie di pasta madre con la quale si faceva una torta strana ma che essendo piccola e inesperta a me non è mai venuto niente e tutti mi prendevano in giro perché dicevano che non potevo avere amici… Immaginate la Piperita con una faccia triste triste!!! Ti ricordi Kiki?

Marmellate!!!

Vi avviso: per quanto mi riguarda è iniziata la stagione delle marmellate! D’ora in poi ogni frutto in stagione che trovo al mercato, lo faccio mio e lo trasformo in una marmellata! Ho già fatto spazio in dispensa!!!
Ogni blogger o avventore di questo blog, che conserverà per la Piperita i suoi bei vasetti di vetro muniti di coperchio ne avrà in cambio uno pieno di marmellata (uno ogni tre vasetti vuoti da almeno 150 ml). Grazie alla sempre favolosa Nigella (lei sì che è una vera domestic goddess!), ho scoperto che i vasetti possono essere sterilizzati nel microonde (10 minuti, al massimo della potenza, riempiti per 3/4 di acqua) e riutilizzati. Ormai sto finendo le scorte, perciò accorrete numerosi!!!
Il mese scorso vi avevo proposto quella di agrumi, ma visto che l’ho finita (regalata e mangiata), e visto che sul mercato ancora si trovano degli agrumi discreti, e visto il lungo fine settimana durante il quale ci siamo ritrovati bloccati a Milano causa lavoro, nei giorni che ho avuto liberi mi sono sbizzarrita!

Marmellata di pompelmi, limoni e cannella

1,5 kg di pompelmi rosa
500 g di limoni naturali
2 kg di zucchero
6 stecche di cannella

Per il procedimento vedere qui.

Marmellata di arance

1,8 kg di arance rosse
200 g si limoni
2 k di zucchero
400 ml di succo di mela

Stesso procedimento come sopra, solo che si aggiunge il succo di mela solo quando si inizia la cottura, e non durante la macerazione.
P.S. Questa marmellata ha lo stesso sapore della Fanta… Non so che dire…

Buon divertimento! E buona Festa della Liberazione a tutti! So già che mi commuoverò in manifestazione…

WHB #29: Marinated Salmon with Fennel

In Italy fennel season has come! While we were living in England, the food that I missed most was fennel. It is not that in Italy I eat fennel everyday, but I like the taste and the crispiness of the fresh fennel, dressed with a good extra-virgin olive oil and few quarters of orange.
Having sent my French husband to the market yesterday with salmon on the list, I knew he was coming home with a 1-kilo piece, even if we are only in two. So, half of it I marinated with salt and rose pepper, the rest I did it in the oven.
The version here is the oven one.

400 g of salmon filet
2 pinches of fleur de sel (salt from Camargue, France)
Few branches of fresh fennel leaves
3 thin slices of lemon

Marinate the salmon with lemon, fennel and fleur de sel for two hours in the fridge.
Take out the salmon and preheat the oven at high temperature (220° C, 428 F). Once the oven has reached the right temperature, put in the salmon. Cook for 10 minutes, just to leave the inside nicely pink.

Serve right away, with some steamed potatoes.

Italian version

Iniziando la stagione del finocchio, mi è subito venuta voglia. Quando vivevamo in Inghilterra non se ne trovava mai e non è che in Italia ne mangio a quintali, ma mi piace moltissimo. E così, avendo spedito al mercato il Francese con salmone sulla lista, e sapendo che sarebbe tornato con una porzione enorme per noi due, ho deciso di marinarne una parte secondo la ricettina di Petula, e di cuocere l’altro pezzo nel forno.

400 g di salmone
2 pizzichi di fleur de sel
Qualche rametto di barba di finocchio
3 fettine di limone

Marinare il salmone per due ore, in frigorifero, con il limone, la barba del finocchio e il sale.
Togliere il salmone dal frigorifero e accendere il forno a 220° C. Una volta che il forno avrà raggiunto la temperatura, infornare il salmone. Cuocere per 10 minuti, in modo che il centro rimanga rosa.

Servire subito con delle patate al vapore.

Bavarese alla Crème de Cassis e lamponi

Per provare uno degli stampi che ho comprato recentemente da Medagliani, ho deciso di fare una bavarese. La bavarese è un dolce abbastanza semplice e di sicuro effetto: non fosse così pieno di panna lo farei quotidianamente! Soprattutto si può arricchire e modificare a piacere la ricetta base, secondo i propri gusti, bastano dei piccoli accorgimenti e il risultato sarà assicurato!
-Mai aggiungere più liquido di quello indicato nella ricetta: potrebbe non solidificare.
-Non aggiungere ingredienti troppo acidi che potrebbero alterare il processo di solidificazione (ananas e kiwi specialmente).
-Attenzione a non cuocere troppo la crema di base: si formeranno dei piccoli grumi di uova troppo cotte. Ci sono due modi per risolvere la situazione: buttate e rifate tutto da capo, oppure passate la crema al setaccio, in modo che i grumi non finiscano nel prodotto finale.

Ricetta base:
3 tuorli
250 ml di latte
90 g di zucchero
8 g di gelatina
(NON agar agar: questa ricetta non l’ho mai fatta con quell’alga malefica! La super esperta rimane e sempre sarà Petula!)
4 dl di panna
1 bustina di vanillina
Olio di semi per lo stampo

Aggiunte:
1 cucchiaio di Crème de Cassis
100 g di lamponi

Mettere a bagno i fogli di gelatina in abbondante acqua fredda.
Mescolare in un pentolino capiente (dovrà contenere anche il latte), con un cucchiaio di legno, i tuorli con lo zucchero e la vanillina. Aggiungere a filo il latte caldo e mettere sul fuoco, continuando a mescolare finché la crema non velerà il cucchiaio. Lontano dal fuoco, aggiungere la Crème de Cassis e la gelatina strizzata. Mescolare per far sciogliere la gelatina e lasciare raffreddare.
Montare la panna, aggiungere la crema ormai fredda e mescolare bene i due composti stando molto attenti a non smontare la panna.
Ungere uno stampo di vetro o alluminio (non usa e getta!) con dell’olio di semi (lo so, sembra una cosa orrenda, ma è l’unico modo perché poi la bavarese si stacchi dallo stampo!) e fare un fondo con il composto di panna, tuffarvi qualche lampone, ricoprire con dell’altra crema, tuffarvi ancora qualche lampone e continuare così fino a esaurimento degli ingredienti. Magari tenete da parte qualche bel lampone per decorare il dolce.
Mettere in frigorifero per almeno 6 ore, meglio per tutta la notte (quella della foto l’ho sformata troppo presto e non è venuta molto bene…).
Al momento di servire, immergere lo stampo in acqua calda per 1 o 2 minuti (basta quella del rubinetto). Coprirlo con il piatto da portata, rovesciare e servire.

Nel qual caso la bavarese non si staccasse subito (e succede, succede!), correre in bagno, prendere l’asciugacapelli, accenderlo al calore massimo e iniziare a phonare lo stampo, fino a quando la bavarese non si staccherà. Per evitare di sembrare delle pazze in preda a una crisi di panico, vi consiglio di avere l’asciugacapelli a portata di mano in cucina: sembrerete comunque completamente partite anche quando i vostri ospiti sentiranno il rumore provenire dalla cucina, ma con un bel sorriso si risolve tutto! Se volete, potete dare la colpa a me!

Saigon noodles

“Saigon… shit; I’m still only in Saigon…”

La cucina vietnamita è una delle mie preferite (mi chiedo se ce ne sia qualcuna che non mi piace…) ed è stata una scoperta relativamente recente che coincide con la mia frequentazione del Francese. In Francia, quello che qui da noi definiamo ristorante cinese è vietnamita. Quelli che noi chiamiamo involtini primavera, da loro sono nems (si mangiano con le mani, avvolti in foglie di insalata e con una fogliolina di menta, e intinti in una salsina a base di salsa di pesce, zucchero e aceto), e quelli che loro chiamano rouleaux de printemps, sono degli enormi involtini di cavolo e una strana carne rosa, freddi. A Tolosa c’era un favoloso ristorante vietnamita con una cuoca sopraffina e cattivissima (quando ti consigliava di spremere il lime sulla tua zuppa, era meglio farlo subito, se no ci pensava lei, arrabbiandosi moltissimo!), che faceva degli spiedini di gamberoni e canna da zucchero indimenticabili, per non parlare delle varie pentole di terracotta riempite di carne e verdure… Purtroppo ha chiuso e al suo posto ha aperto un ristorante vegano radical chic del quale non si sentiva decisamente il bisogno…
Questa ricetta di noodles è semplice e veloce (come tutte le noodles!) e ha uno spiccato sapore di lime che rende il piatto estremamente fresco.

Per due persone
2 cucchiai di salsa di soia chiara
1 cucchiaio di salsa di ostriche
1/2 cucchiaio di salsa di pesce
Il succo di 1/2 lime
200 g di petto di pollo a striscioline
80 g di salsiccia
400 g di udon freschi sottovuoto
1 cucchiaio di olio di sesamo
2 spicchi di aglio
4 foglie di cavolo cinese
1/2 peperone
4 asparagi

Marinare la carne per 1 ora nella salsa di soia mescolata con la salsa di ostiche, la salsa di pesce e il succo del lime.
Scaldare l’olio nel wok, aggiungere l’aglio intero, farlo rosolare. Aggiungere i peperoni, saltarli per alcuni minuti, aggiungere la carne con tutta la marinata. Lasciare colorire la carne mescolando spesso, aggiungere le foglie di cavolo private della parte più dura e spezzettate. Pulire gli asparagi, gettare la parte più dura, tagliare a tocchetti i gambi e tenere da parte le punte. Aggiungere i gambi al wok e aggiungere gli udon. Mescolare spesso e dopo qualche minuto aggiungere anche le punte di asparagi. Portare a cottura la pasta e servire.

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