Il contratto di lavoro

Per il corso di italiano che animerò all’Université Populaire mi hanno fatto un contratto di lavoro.

Andiamo con ordine:

- nel momento in cui hanno accettato la mia candidatura come animatrice per un corso di italiano mi hanno mandato una mail con tutte le specifiche e con anche delle indicazioni per quanto riguardava il contratto. Non mi hanno mai detto: “Beh, poi per il contratto vediamo”. Mi hanno detto che servivano un minimo di 8 iscritti per far partire il corso e che il contratto sarebbe partito dal giorno di inizio del corso e pagato trimestralmente, alla consegna del foglio presenze.

- Il giorno stesso in cui mi hanno confermato che il corso sarebbe partito, via mail mi è arrivata la spiegazione su come attivare il mio contratto, quanto e quando sarei stata pagata, e sulla durata del contratto. Il giorno stesso, non due mesi dopo. E nessuno mi ha detto: “Beh, sì, tu inizia poi vediamo”.

Il “poi vediamo” è un problema tutto italiano.

Firmare contratti retrodatati è un problema tutto italiano.

Non rispettare i contratti o pensare che se nessuno parla di rinnovo è scontato che tu continui a lavorare senza contratto è un problema tutto italiano.

Il non detto, il sottointeso, il tabù di parlare esplicitamente di retribuzione (e soprattutto a quanto ammonta questa retribuzione), la poca chiarezza nei rapporti lavorativi, è un problema tutto italiano.

 

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