Non ho tempo

Non è vero che non ho tempo.
È vero che quello che ho kids free lo sfrutto male.

Spesso mentre loro fanno il sonnellino del pomeriggio io sto su facebook o pinterest o ravelry, invece di fare qualcosa di costruttivo.

Ma c’è un ma, è ovvio che c’è un ma!

Definire “qualcosa di costruttivo”.

Lavatrice? Ordine? Pulire? Per me quelle non sono cose costruttive: sono cose che non mi piacciono che devo fare e cerco di fare nel minor tempo possibile. E no, non le considero costruttive.

Scrivere post.
Ecco, questo è qualcosa di più costruttivo, per lo meno nei miei blog in cui guadagno qualcosa, cioè gli altri, non questo. E infatti questo ha post programmati fino ad aprile.
Ma per scrivere sugli altri blog ho bisogno di tempo (spesso 2 ore sono a malapena sufficienti per 1 post, ma alle volte ne scrivo anche 3), ispirazione e foto.
Foto che hanno bisogno di tempo, ispirazione e luce per essere fatte.

Cucire.
Non posso: fa rumore e i due, quando gli fa comodo, hanno il sonno leggero.

Fare a maglia.
Purtroppo, pur amandolo, mi sembra di essere in vacanza a fare la maglia durante il giorno.

Che poi a guardar bene, visto da chi ha un lavoro pagato, io potrei anche sembrare in vacanza.

Mai fidarsi delle apparenze.

Perciò, cosa posso fare di costruttivo?

Alle volte mi vengono delle idee ma mai sia che me ne vengano di originali o che mi facciano diventare ricca…

E così mi ritrovo a scrivere pensieri sparsi, così, per ammazzare un po’ di tempo.

Tempo che tutti pensano di non avere, ma in realtà, sì, c’è: basta trovarlo.

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Al guinzaglio

Mia madre mi ha raccontato che da piccola mi portavano in giro con un guinzaglio: rosso, di pelle, adatto ai bambini.

Visto che non ho ricordi sconvolgenti o distruttivi di questa esperienza (non ho proprio ricordi a riguardo, come per i primi denti: il nulla!), e visto che il nostro primo figlio è alquanto vivace e fino a una certa età i bambini non capiscono veramente cosa è pericoloso e cosa non lo è, abbiamo comprato un guinzaglio anche per lui.

I tempi sono cambiati, trovarlo non è stato difficile ma nemmeno semplicissimo e alla fine abbiamo trovato questo: lui adora il suo coniglio! Quando dobbiamo uscire lui va subito a prenderlo e gli fa le coccole, vuole che glielo si metta e anche quando usciamo e non servirebbe, tipo che andiamo al supermercato e lo metto nel carrello, lui non esce senza il suo coniglio.

La prima volta che glielo abbiamo messo era tutto contento: poteva andare in giro da solo, decidendo lui la strada, senza occupare nessuna mano. Era libero, anche se non lo era, e accompagnato da un coniglio!

Il guinzaglio suscita differenti reazioni, a seconda del paese in cui ci troviamo:

Italia: un misto tra lo schifato e il divertito. Tutti lo vorrebbero, ma nessuno lo ammette!

Francia: sbalorditi e divertiti. Poi quando mi sentono parlare una lingua che non è la loro, schifati, ma penso sia per colpa della lingua, non per il guinzaglio in sé.

Germania: divertiti e incuriositi.

Svizzera: o indifferenti o schifati e sconvolti. Ma gli svizzeri di Basilea si sconvolgono e si alterano per un non nulla.

 

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Il tempo della fretta

Fino ad oggi (o meglio fino a circa un anno fa) ho corso, sempre.

Bisognava fare in fretta a cucinare, a parlare, a reagire, a scrivere, a rispondere a una mail, anche a farsi una doccia, sia mai qualcuno commentava e bisognava approvare il commento. Bisognava scrivere post in fretta, pensare in fretta, mangiare in fretta…

Tutta questa fretta mi ha fatto perdere il senso della precisione e di un lavoro fatto bene: l’importante era fare in fretta, concludere, presto!

E adesso mi ritrovo a quasi 40 anni a dover imparare di nuovo la pazienza, la calma.
Perdere la nozione del tempo in minuti o ore, passare giornate scandite in blocchi da 4 ore, che arrivano anche senza sapere che ore sono: ho qualcuno che mi avvisa che sono le 12 o le 16 o le 19… Alle volte anche con largo anticipo.

Stare giornate intere con persone che non sanno cos’è un orologio, la fretta, il ritardo, l’anticipo… Dopo un po’ ti fa comprendere che certe cose, in fin dei conti, sono relative.

Un puzzle può durare 5 minuti, come 1, come 30.
Che importa che ore sono se quello che sto facendo mi piace?
Stare seduto sul divano a sfogliare una rivista con la mamma in cerca di macchine (meglio trattori) e cavalli può durare attimi infiniti.

Per fare le cose bene ci vuole tempo, pazienza, precisione.
E passione.

Qualsiasi esse siano queste cose.

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Must have app for Paris

Ratp: l’app ufficiale di bus e metrò di Parigi.

Paris Travel Guide – Lonely Planet: per cercare un ristorante o se mi va di andare in un museo o a visitare qualcosa di nuovo o di già visto, perché no?

My little Paris: per scovare qualcosa di nuovo.

Pinterest, che poi rimango indietro con gli aggiornamenti e magari mi perdo qualcosa di bello.

Sono sicura che ce ne sono a centinaia, ma per questa volta mi accontento di queste 4 :)

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Parigi, 11-12 febbraio 2012

Domani sera, venerdì 11 febbraio 2012, parto per Parigi, DA SOLA, per il fine settimana.

Analiziamo la frase qui sopra:

- Perché proprio venerdì 11 febbraio? Da oggi fino a domenica c’è una fiera dedicata ai tessuti e ai fili, Aiguille en fête, al Parc de la Villette a Parigi.

- Parigi??? Sì, Parigi! Non ci vado dal febbraio 2009, 3 anni esatti. E anche se vivo in Francia, beh, Parigi non è la Francia e la Francia non è Parigi. Sono due universi completamente diversi, nemmeno complementari. Parigi è Parigi.

- DA SOLA??? Sì, da sola! Ma non hai due figli piccoli? Sì sì, ma stanno a casa con il loro papà (che sì, è un santo, è proprio bravo come papà e stupendo come marito e compagno di vita!)! Ma non ti senti in colpa? A volte, ma poi visualizzo la Tour Eiffel, il sushi, i falafel, Rue du Temple, Pierre Hermè… e no, non mi sento più in colpa!

- E stai via un intero fine settimana??? Beh, sì, parto venerdì sera e torno domenica pomeriggio.

- Ma, come dire, non ti senti una madre snaturata? NO. Anzi, decisamente no!

Ho prenotato mesi fa, forse a ottobre.

E ho pure trovato il treno in offerta e viaggio in prima classe. Da qui sono poco più di 3 ore di treno.

Grazie a Veruska, compagna di avventure di maglia e uncinetto, ho pure trovato un albergo a Republique che dal sito sembra favoloso oltre che quasi a buon mercato per Parigi.

E così nei giorni scorsi ho ritirato fuori la Moleskine Parigi e mi sono fatta un programmino per sabato.

Si inizia con La Grande Epicerie De Paris, uno dei pochi negozi aperti presto la mattina.

Poi un salto da Pierre Hermè che non guasta mai.

Continuo con Entrée de Fournisseurs e poi La Droguerie.

Qui è ancora in dubbio se un buon falafel al Marais o un sushi (o più probabilmente una zuppa calda) in uno dei ristoranti giapponesi di Rue St. Anne.

Forse un giretto da Uniqlo.

E poi il pomeriggio in fiera.

La sera sarò distrutta, mangerò qualcosa e poi a letto presto.

E la domenica mattina riparto.

Felice, spero, e rigenerata.

Se avessi più tempo andrei sicuramente in tutti i posti che mi piacciono a Parigi, e forse ne scoverei di nuovi!

Ma per una giornata mi sembra più che sufficiente :)

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Knitting

Faccio a maglia da quando la mia amica Rosa mi disse, a fine agosto 2009, che era l’unica cosa che riusciva a calmare la sua insonnia gravida.

In quel momento soffrivo enormemente di insonnia gravida e meno dormivo più odiavo tutti.

Mi fece anche scoprire Citronille, creatrice di modelli per bambini stupendi.

Mia nonna mi aveva insegnato a fare il dritto quando ero piccola. Ma non mi aveva mai insegnato a montare le maglie, il rovescio e come chiudere un lavoro. Che poi sono le 4 azioni di base che servono per poter realizzare praticamente qualsiasi cosa a maglia. Ho imparato tutto quello che mi mancava grazie ai video di knittinghelp.com.

Molto sprone e sicurezza, nonché risate, me le hanno date le ragazze dello Stitch&bitch di Milano.

Grazie a loro ho scoperto Elizabeth Zimmermann e i ferri circolari.

Tanta ispirazione e apertura mentale l’ho acquisita grazie a Ravelry.

Ultimamente anche Pinterest mi porta a scoprire nuovi orizzonti.

Fare a maglia è qualcosa che mi calma, mi tranquillizza, mi da fiducia in me stessa.

È una delle poche cose che in questo momento, in questa nuova vita che scopro giorno dopo giorno, riesco ad avere sotto controllo: dritto, rovescio, faccio, disfo, decido io quando, come, con cosa.

Vorrei poter fare a maglia tutto il giorno, tutti i giorni…

 

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La neve

Ha nevicato.
Per quattro giorni di seguito, quasi interrottamente.

Gli spazzaneve, per qualche misterioso motivo, sono passati solo il primo giorno. Qui la pala per spazzare la neve l’attaccano direttamente ai trattori.

Ci sono -15 gradi.

Non si è fermato niente: scuole aperte, tutti al lavoro, tutti con pala e sale.

L’inverno in Alsazia è un inverno vero, non come quegli autunni freddi di Milano.

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Certi giorni…

… penso che vorrei tornare a vivere a Milano.

Avere tutto a un tiro di scoppio, non dover usare la macchina, Cliccailpomodoro, la Rinascente…

Poi guardo fuori dalla finestra e invece dell’immensa umanità che mi circondava vedo prati e alberi. Campi di grano, boschi e foreste, baguette e pain au chocolat…

E no, a Milano non ci tornerei…

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The 5 minutes bliss

All’interno di una giornata circondata da due bambini sotto i 2 anni e mezzo esistono dei momenti che chiamo i “5 minutes bliss“.

Non durano MAI più di 5 minuti e difficilmente ne accadono più di due al giorno. Di solito sono uno al mattino e uno il pomeriggio.

I 5 minutes bliss sono composti dai seguenti elementi:

  •  i bambini stanno giocando da soli, senza fare nulla di spericolato o che metta in pericolo la vita di uno o dell’altro;
  • Y non sta cercando di uccidere sua sorella;
  • nessuno dei due sta piangendo o urlando per qualche ignoto motivo;
  • nessuno dei due mi sta spalmato sopra;
  • nessuno dei due mi sta picchiando, sputando addosso o togliendo gli occhiali (per dirne tre a esempio);
  • nessuno dei due è cagato o spisciato;
  • nessuno dei due ha il naso che cola;
  • nessuno dei due chiede a gran forza la mia attenzione o anche solo la mia presenza;
  • alle volte, ma non sempre, in sottofondo mi sono ricordata di mettere della musica.

Questi momenti durano, appunto, 5 minuti, finiti i quali il manicomio quotidiano ricomincia.

Ma per quei 5 minuti assaporo la calma e la tranquillità. E ora che so che saranno al massimo 5 minuti non me li faccio più scappare, li sento arrivare e me li godo, fino all’ultimo secondo!

Let’s call it the SAHM orgasm ;)

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Le passeggiate

Da quando siamo qui ci siamo imposti che la domenica si esce e si fa una passeggiata in mezzo alla natura: 5-6 chilometri, a piedi.

La passeggiata deve essere possibilmente circolare (mi annoia a morte fare la stessa strada avanti e indietro) e a metà ci deve essere un punto di ristoro in modo da poter pranzare.

Abbiamo la fortuna di vivere a due passi dai Vosgi, dalla Foresta nera tedesca e dai boschi e dalle montagne della Svizzera. La scelta è ampia e varia, anche con due passeggini.

Ci basta fare pochi chilometri e siamo in mezzo al verde.

Ma questi pochi chilometri spesso comportano un passaggio di confine, e alle volte il confine lo passiamo anche camminando. E passato il confine, qualsiasi esso sia e per sconvolgente quanto possa essere, il mondo cambia. Radicalmente.

In Francia: sui sentieri tutti ti salutano, ti sorridono e ogni tanto scambi anche qualche parola. Ai bambini sorridono sempre. Nei ristoranti sono gentili, hanno i seggioloni (ma te lo devi andare a prendere) e ti portano senza problemi un piatto di verdure o qualcosa per i bambini. Il fatto che arrivi con due passeggini non li sconvolge ma un po’ li infastidisce. Cercano però sempre di metterti in un posto tranquillo, non ho ancora capito se per non essere disturbati noi o per far sì che non disturbiamo: preferisco rimanere nel dubbio.

In Germania: sui sentieri ti salutano e ti sorridono. Purtroppo non sappiamo ancora molto bene il tedesco perciò non interagiamo molto. I bambini sono per i tedeschi una gioia! Nei ristoranti sono gentilissimi, ti portano subito il seggiolone, il piatto e le posate, alle volte anche il bavaglino. Il fatto che arrivi con due passeggini non li disturba per niente e fanno di tutto per metterti a tuo agio. Hanno sempre delle parole (suppongo) gentili per i bambini.

In Svizzera: sui sentieri nessuno ti saluta e tanto meno ti sorridono. Anzi, ti guardano male se li saluti. E questo avviene APPENA si passa il confine, all’istante! Non sorridono nemmeno ai bambini, anzi, li guardano male. Nei ristoranti sono sempre stati gentili (forse per farti digerire il conto salato), ti portano il seggiolone, il piatto e le posate, alle volte anche il bavaglino. Il fatto che arrivi con due passeggini non li disturba per niente e cercano metterti a tuo agio. Hanno sempre delle parole (suppongo) gentili per i bambini.

 

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